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Pesca sostenibile del baccalà: scegliere bene fa la differenza

Comprare baccalà in modo consapevole significa portare in tavola qualità, rispettare il mare e sostenere filiere che lavorano correttamente. In questa guida pratica trovi come leggere l’etichetta, quali certificazioni contare davvero, quando preferire certi metodi di pesca e la checklist da usare al banco.


Cos’è (davvero) la pesca sostenibile

Una pesca è sostenibile quando:

  • rispetta quote e taglie minime, così lo stock si rigenera;
  • usa attrezzi selettivi che riducono scarti e catture accidentali;
  • tutela habitat e fondali;
  • garantisce tracciabilità dal mare allo scaffale.

Certificazioni che contano

  • MSC – Marine Stewardship Council
    Certifica stock in buono stato, impatto ridotto sull’ecosistema e gestione efficace della pesca.
  • Friend of the Sea
    Valuta sostenibilità della pesca e dei processi (energia, rifiuti, rispetto dei lavoratori).

Tip: controlla che il marchio sia sul prodotto e non solo in scheda tecnica. Il codice di certificazione deve essere abbinato al lotto.


Etichetta: come leggerla in 30 secondi

  • Nome scientifico: Gadus morhua (merluzzo dell’Atlantico).
  • Zona FAO: preferisci aree con gestione storicamente rigorosa (es. FAO 27 – Nord-Est Atlantico, Lofoten e dintorni).
  • Metodo di pesca: ottimi palangaro/ami (LL), reti da posta (GNS).
  • Stato del prodotto: “ammollato”, “salato”, “surgelato”; verifica data di produzione e lotto.
  • Operatore: chi lo ha confezionato e dove.

Metodi di pesca: pro & contro (in breve)

  • Palangaro (ami/pesca a lenze) → selettivo, minori catture indesiderate.
  • Reti da posta (fisse) → selettività buona se corretta maglia.
  • Strascico → legale ma più impattante sul fondale; valuta caso per caso, meglio con certificazioni e controlli documentati.

Stagionalità e qualità

I mesi freddi (fine inverno-inizio primavera) offrono filetti più compatti e magri: ottimi per stoccafisso e baccalà. La stagionalità incide su grasso, resa e texture.


Tracciabilità: cosa fa Fratelli D’Avino

  • Selezione fornitori con standard documentati (quote, aree, attrezzi).
  • Controlli in ingresso (conformità, umidità/sale residui, HACCP).
  • Lotti tracciati e QR-code per risalire a provenienza e lavorazioni.

Checklist da portare al banco

  1. Vedi il FAO e il metodo di pesca? Sì → prosegui.
  2. C’è una certificazione valida (MSC/FOS)? Meglio.
  3. Carne compatta, colore uniforme, odore marino pulito? Sì.
  4. Taglio omogeneo (spessore simile) per cottura/ammollo regolari.
  5. Prezzo coerente con origine e lavorazioni (diffida di offerte “troppo belle”).

Miti da sfatare

  • “Il sostenibile è sempre più caro” → spesso il food cost è migliore per resa e minori scarti.
  • “Il fresco batte sempre il surgelato” → una buona surgelazione rapida (IQF) preserva struttura e gusto meglio di un fresco non gestito.

Usi in cucina (idee flash)

  • Baccalà alla Napoletana: pomodoro, olive, capperi.
  • Mantecato alla veneziana su polenta grigliata.
  • Tacos di baccalà con yogurt, lime e cavolo croccante.

FAQ rapide

Come riduco l’impatto della mia spesa?
Alterna specie, scegli lotti certificati e privilegia filetti (non fegato/visceri).

Come riconosco uno stoccafisso di qualità?
Colore nocciola-avorio uniforme, assenza di macchie, spessore regolare, odore pulito.


Conclusione

Scegliere baccalà sostenibile significa premiare filiere corrette e portare in tavola qualità costante. Verifica FAO, metodo, certificazioni e affidati a produttori con tracciabilità chiara.