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PFAS e merluzzo nordico: perché resta una scelta sicura

Negli ultimi anni si parla spesso di PFAS (sostanze per- e polifluoroalchiliche) e della loro presenza nell’ambiente e nella catena alimentare. Ma cosa significa, in pratica, per chi porta in tavola merluzzo nordico? In questo articolo facciamo chiarezza con fonti scientifiche e spieghiamo perché, con scelte consapevoli e controlli rigorosi, il merluzzo resta una scelta sicura e di qualità.

Che cosa sono i PFAS (in breve)

I PFAS sono composti usati in molti settori industriali per le loro proprietà idro/oleorepellenti. Sono persistenti e possono accumularsi nel tempo; per questo le autorità sanitarie europee hanno stabilito soglie di esposizione molto prudenziali. L’EFSA ha definito un TWI (Tolerable Weekly Intake) di 4,4 ng/kg peso corporeo/settimana per il gruppo di quattro PFAS principali (PFOS, PFOA, PFNA, PFHxS).

Come arrivano i PFAS nel pesce?

Nelle popolazioni generali, l’esposizione può avvenire bevendo acqua contaminata o mangiando alimenti (inclusi alcuni prodotti ittici) provenienti da aree impattate. Tuttavia, l’entità varia in base a specie, ambiente e parte edibile consumata.

Perché il merluzzo nordico è considerato “a rischio basso”

  • Fillet ≠ fegato: gli studi mostrano che le concentrazioni sono generalmente più alte nel fegato rispetto al muscolo (filetto), che è la parte abituale di consumo. Questo vale anche per i Gadidi (merluzzo).
  • Acque marine artiche/nordiche: revisioni recenti indicano che, in media, pesci marini (incluso il merluzzo) mostrano carichi PFAS inferiori rispetto a molti pesci d’acqua dolce, a parità di condizioni.
  • Monitoraggi ufficiali costanti: i programmi norvegesi (IMR) controllano regolarmente residui e contaminanti in pesci allevati e selvatici; i report più recenti non evidenziano superamenti dei limiti UE nei campioni analizzati (inclusi campioni di merluzzo).
  • Livelli nel fegato comunque contenuti: indagini su fegato di merluzzo artico lungo la costa norvegese riportano livelli bassi (PFOS come composto dominante) e con marcate differenze geografiche, dati utili per orientare gli approvvigionamenti verso aree meno impattate. Ricordiamo che il fegato non è la parte normalmente venduta come “baccalà/merluzzo” per consumo quotidiano.

Nota: la cottura non elimina i PFAS; la sicurezza dipende da scelta della specie, provenienza, parte edibile e controlli lungo la filiera.

Cosa fa Fratelli D’Avino

  • Selezione delle aree di pesca con storica qualità delle acque (Nord Atlantico) e fornitori certificati da standard di pesca sostenibile riconosciuti a livello internazionale.
  • Tracciabilità di lotto e controlli HACCP in ingresso e in processo (umidità, salinità residua, conformità documentale).
  • Preferenza per il filetto e scarti tecnici delle frazioni epatiche nelle linee dedicate, in coerenza con le evidenze scientifiche sul differente bioaccumulo tra organi.

Consigli pratici per il consumatore

  1. Scegli il filetto di merluzzo nordico e limita il consumo di fegato/visceri se vuoi ridurre l’esposizione potenziale.
  2. Varia le specie e alterna pesci magri e grassi: la diversità in dieta riduce l’esposizione cumulativa a singoli contaminanti.
  3. Verifica etichetta e provenienza, privilegiando pesce da pescherie/filiere tracciate e, quando disponibile, certificazioni di pesca sostenibile.
  4. Segui le linee guida ufficiali e le raccomandazioni delle autorità sanitarie sul consumo di pesce per fasce di popolazione sensibili.

FAQ rapide

I PFAS hanno limiti di legge specifici nei filetti?
L’UE ha definito un TWI per l’esposizione settimanale complessiva alle principali molecole PFAS; le autorità nazionali monitorano gli alimenti e aggiornano le linee guida al bisogno.

Il merluzzo allevato è diverso dal selvatico?
Dipende da area e mangimi. In Norvegia, i monitoraggi ufficiali non hanno rilevato superamenti dei limiti UE in campioni 2024 di specie allevate, inclusi lotti di merluzzo d’allevamento.

È sicuro mangiare merluzzo spesso?
Per la popolazione generale, inserire merluzzo in una dieta varia e bilanciata è compatibile con un profilo di rischio basso, soprattutto se si consuma filetto e si seguono le raccomandazioni EFSA. Per esigenze individuali, confrontati con il medico.

Disclaimer: le informazioni hanno finalità divulgative e non sostituiscono il parere del medico o delle autorità sanitarie.